domenica 29 luglio 2012

Ogni Domenica

Ogni Domenica due uomini, due amici, salgono la ripida collina per raggiungere, dopo la Messa, San Martino Montelabate, la parrocchia di Bubi. Gentili e sorridenti si fermano fuori dalla porta d'ingresso della canonica e aspettano. Aspettano che Bubi si accorga di loro. Lui, dopo un po' li guarda, accenna un sorriso, apre il portafoglio e ne estrae una banconota da 10 euro. "Metà per uno" dice loro mentre gliela porge. I due ringraziano, sorridono e se ne vanno, senza petulare, con grande dignità. 
Costanti, fedeli, sorridenti, discreti, dignitosi. 
Ogni Domenica. 
Che siano Angeli?

venerdì 27 aprile 2012

Che bella cosa il pallone!

Trarivi è un paesino lungo la strada per Montescudo. 
Appoggiato sulla cresta di un crinale, precipita verso due valli fra Valliano e Vallecchio. Zone antiche, di storia e di cultura.
Qui fu inviato Bubi dal Vescovo di Rimini, Mariano De Nicolò, dopo la sua missione a Gemmano.
Qui fece costruire un campo da calcetto in collaborazione con il Comune.
Un campetto molto frequentato, con tanto di recinzione alta, perché il pallone non fuggisse verso la strada o la valle sottostante.
Bubi era già avanti negli anni, diciamo 50 o giù di lì; ma giocava a calcio ancora con una certa qualità - la passione era ed è immutata - ed era frequente vederlo partecipare a gare o "allenamenti" coi ragazzi.
Mai che venisse meno ai suoi compiti di parroco e di insegnante nelle scuole di Rimini; faceva parte anche il calcio della sua pastorale e i ragazzi lo capivano.
Un bel giorno uscì di casa, c'erano dei ragazzetti che giocavano nel campetto. Bubi aveva fretta, lo aspettavano impegni a Rimini. 
I bambini lo fermarono: "Don, quando vieni a giocare con noi? Con te c'è più gusto".
Amavano tantissimo il pallone, giocavano spesso e appassionatamente fra di loro, sudavano e litigavano; ma con Bubi era un'altra cosa!

martedì 17 aprile 2012

Tutti a Roma!

Oggi, proprio oggi, Bubi è partito con tutte le quinte classi delle elementari divise in tre pullman e le loro maestre verso Roma. Due giorni di visita alla città di convivenza e di incontro con il Papa in occasione dell'Udienza del Mercoledì. Bubi non si tira mai indietro. Salute di ferro e disponibilità totale. I bambini stravedono per lui. Fino alle Medie. Strano davvero! Dall'asilo alla fine delle Elementari i bambini trattano Bubi come se fosse Gesù. A dire il vero, alcuni anni fa lo chiamavano "babbo"; poi per le generazioni successive è stato prima "zio" ed ora è "nonno"...Il tempo è birichino: colora i capelli via via di nero, poi di grigio ed ora di bianco chiazzato. Bubi è sempre lui: mentre invecchia diventa bambino e i bambini lo trattano come uno di loro. Una volta diventati ragazzini e lui professore non lo stanno più ad ascoltare. Da ragazzi ricominciano a guardarlo e da giovani studenti e universitari tornano verso di lui, alcuni in compagnia delle morose. E' proprio bello essere prete! Viene da dirlo guardando e considerando tutto questo. Oddio! I preti sono uomini, si sa e Bubi non fa eccezione in quanto a difetti, impuntate, rigidità, peccati pubblici e privati (ipotetici questi perché sono solo quelli che Dio conosce). Il giorno in cui lo faranno santo, farò la parte dell'avvocato del diavolo, anche se, sembra, non esista più. I preti, però, hanno un quid, nel bene e nel male, un quid che si percepisce a pelle. Ai tempi in cui il Latino era studiato e considerato si parlava di "in persona Christi". Chi incontra un prete in attività è come se incontrasse Gesù stesso. Questo è sempre stato evidente nella confessione: uno psicologo ti può dare dei buoni consigli, uno psichiatra curarti; ma un prete...quando esci dal confessionale sei un altro. Bubi ama confessare. Interrompe qualsiasi attività se qualcuno lo ferma e glielo chiede. Celebra la Messa in modo semplice, senza fronzoli o compiacimenti, forse predica un po' caoticamente, ma si vede proprio che ama Gesù.

sabato 19 novembre 2011

Vox pueri

Un bambino nuovo è arrivato nella scuola elementare, per trasferimento.
Sabato scorso ha conosciuto Bubi. Il lunedì successivo, alzatosi, ha detto alla mamma: "Mamma, io voglio andare sempre a quella scuola, perché c'è Bubi".

martedì 11 ottobre 2011

Gianluigi

Gemmano è un piccolo paese a 400 m sul livello del mare al confine con le Marche. Bubi ne fu parroco dal 1990 al 1999. Qui vive un giovane uomo di nome Gianluigi. Non sa leggere e non sa scrivere, non sa nemmeno lavorare: è un uomo "semplice". Gianluigi prega tutto il giorno e invita famigliari e vicini a pregare. Prega con il Rosario. A Natale e Pasqua e alcune volte durante l'anno telefona a Bubi per salutarlo, per dirgli che lo pensa sempre e che prega per lui. Lo sostiene nella sua vocazione. Tanti anni fa, era la notte del Giovedì Santo, Bubi mi chiese di far parte del gruppetto degli apostoli per la lavanda dei piedi come vuole la liturgia di quel giorno. Io gli risposi di no. Gianluigi era allora un ragazzetto. Bubi lo chiese a lui e Gianluigi, per umiltà, rispose di no. Bubi insistette discretamente e Gianluigi disse il suo sì con una semplicità e degli occhi, che ancora ricordo.
Gianluigi aveva un desiderio: vedere il suo Angelo Custode. Lo vide un giorno mentre tornava in sagrestia dalla chiesa dove era andato a pregare. Testimone fu Carolina, la maestra in pensione, che cercava di insegnare qualcosa, almeno la firma, a Gianluigi.

giovedì 6 ottobre 2011

La famiglia di Bubi

I genitori di Bubi si chiamano Guido e Antonietta Bubani.
La mamma è ancora viva ed è una saggia signora più che ottantenne; il babbo è morto anni fa per n tumore ai polmoni. Era un uomo forte, grande, buono e discreto, onesto e severo al tempo stesso. Grande lavoratore, era stato autista del Conte Manzoni a San Marino. Aveva conosciuto la sua moglie durante la guerra, quando lei, riminese sfollata, si era rifugiata nell'antica accogliente Repubblica. E' un onore per i sammarinesi aver dato rifugio ai riminesi e alle popolazioni circostanti gravate dai bombardamenti e dal passaggio del fronte, dei tedeschi in ritirata e degli alleati che li incalzavano. Dopo il matrimonio avevano posto la residenza della famiglia alla Dogana, dove nacque Bubi. La famiglia si iingrandiva, le risorse erano poche e Guido accettò di seguire un suo amico negli Stati Uniti dove si poteva trovare lavoro e lì passo diversi anni come lavapiatti, cameriere e integrando il salario con un lavoro di imbianchino la notte. Molto opportunamente decisero di trasferire la famiglia a Rimini, dove Antonietta poteva contare sull'aiuto dei suoi genitori. La nascita del terzo figlio fu annunciata a Guido con un marconigramma sulla nave che lo conduceva in America. Tanti sacrifici portarono un qualche beneficio alla famiglia, che potè permettersi di acquistare una casa, dove tuttora vive Antonietta, punto di riferimento per tutti i figli. Guido tornò in Italia e trovò lavoro a San Marino come ispettore del lavoro, diligente e onesto. Una volta, in occasione della Pasqua, gli fu regalato da un imprenditore un uovo di cioccolato per i suoi figli. Nel biglietto d'accompagnamento trovò anche dei soldi. Prese subito l'uovo e la busta con i soldi e li riportò al donatore, che si schermì dichiarando di voler venire incontro alle difficoltà della famiglia. Dignitosamente e fermamente il babbo di Bubi gli riconsegnò il tutto, diffidandolo a non ripetere il gesto mai più. Era un uomo veramente giusto, amante della famiglia e molto cordiale.
I fratelli di Bubi sono otto, ma due di essi morirono in accidenti fortuiti, l'ultimo il giorno stesso del compleanno di Antonietta.
Il giorno in cui Bubi espresse a suo padre la volontà di farsi prete, consapevole delle difficoltà in cui avrebbe messo la famiglia, che contava sul suo lavoro di geometra governativo, ne ebbe in risposta una domanda: "Non è possibile essere cristiani anche se si mette su famiglia?". Bubi rispose: "Certamente; ma a me non basta". Suo padre chinò la testa, accettando la decisione del figlio. Un particolare fa comprendere un po' la statura umana di quest'uomo. Il giorno in cui Bubi fu consacrato sacerdote si fece festa in un ristorante. In quell'occasione mi capitò di ascoltare Guido rivolgersi al figlio chiamandolo "don Stefano" e dandogli del "Lei". Bubi lo richiamò dicendo: "Ma babbo!" Solo allora Guido continuò a interpellare Bubi come aveva fatto sempre con il "tu".
La mamma di Bubi era diplomata e lavorava in Comune a Rimini.
Per amore del marito e della famiglia si licenziò e si "chiuse" in casa. Non c'è mai stata nessuna chiusura in lei, donna aperta, decisa, rispettosa, cordiale, accogliente. Ha allevato i suoi figli con una tenacia incredibile, in una casa piccola, povera, con una dignità e costanza a tutta prova. Padre Pio disse di lei, con una sua parente che viveva a san Giovanni Rotondo, che era stata tanto brava da meritare da parte di Dio un figlio sacerdote. Padre Pio sapeva quel che diceva. L'ordine e la pace che regna tuttora in quella casa e in quella famiglia, diventata vasta, con l'arrivo di generi e nuore e nipoti è di un'evidenza lampante e racconta della benedizione di Dio su di loro.

giovedì 1 settembre 2011

Nomen omen, il nome indica il destino

Bubi, chi era costui? 
In Germania "Bubi" è una parola che indica uno sfaticato, perdigiorno, donnaiolo. Così mi ha riferito una carissima amica di Colonia. 
Il soprannome con cui tutti conoscono il nostro amico, dai bambini dell'asilo al Vescovo emerito di Rimini, ha un'origine molto più semplice. Il babbo di Bubi emigrò per un certo periodo negli Stati Uniti d'America e la mamma portava spesso i bambini, come succede ancora per tante mamme, dai nonni per un aiuto nella loro custodia. Il nome della famiglia era Bubani. I bambini della zona, non conoscendolo, cominciarono a chiamarlo  "Bubano". Per anni questo fu il suo soprannome. In Romagna è normale chiamarsi per soprannome e come Bubano fu conosciuto, chiamato e stimato fino all'età di 22 anni. Nel 1970 Stefano entrò in Seminario con altri tre amici: Mimmo, Giona e Cecco. Il soprannome fu abbreviato per necessità di armonia in Bubi. E così fu per tutti.
Bubi è un modo di chiamare i cani. I bambini di Catania ridevano di questo, quando nel 1972 lo conobbero in occasione di una viaggio religioso-culturale insieme agli altri amici seminaristi. Chi non lo aveva conosciuto prima lo chiamò semplicemente così fino a identificarlo col suo cognome reale. Non poche mamme, per rispetto, iniziarono a chiamarlo "Don Bubi". C'è chi auspica una sua elezione al soglio di Pietro e la cosa sarebbe veramente buffa: il primo Papa della storia a chiamarsi "Bubi I". Pensate, se dovesse diventare santo, quanti bambini nei secoli futuri porterebbero "Bubi" come nome di battesimo!
L'origine del soprannome è veramente semplice, quasi banale; ma il personaggio è di tutto rispetto.